Il Barolo

BAROLO:
UN SUCCESSO

Il Barolo è un vino di successo: cresce il suo prestigio e la sua immagine sui mercati di tutto il mondo; il consumatore da un lato ne apprezza la qualità, dall’altro accetta anche un prezzo elevato per la bottiglia, di fatto la domanda per questo vino è tutta in salita.

Ma il Barolo resta un vino abbastanza sconosciuto e misterioso: sulla sua storia esistono alcuni testi, qualificati autori si sono cimentati con le sue tradizioni, i suoi personaggi e il suo territorio.

Come inizia la storia? Come venne vinificato? E da chi e in quali cantine?

Poche le notizie storicamente certe: riprendendo una tradizione orale, alcuni autori riportano che fu una nobildonna di Barolo Juliette Victurine Colbert sposa del marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo a proporre alla corte sabauda di Torino un vino rosso prodotto nelle sue tenute e cantine di Barolo e Serralunga d’Alba.

BAROLO:
I PERSONAGGI

Gli anni: 1835 – 1845

Nello stesso periodo due personaggi operarono nella zona di produzione del Barolo e tentarono, ambedue, alcune innovazioni nei processi produttivi: il generale Francesco Staglieno e l’enologo francese Louis Oudart.

Furono presenti sia a Verduno presso il castello acquistato dal Re Calo Albero di Sardegna sia a Grinzane Cavour nelle cascine del conte Benso Camillo di Cavour.

Come riportano Berta e Mainardi nell’imponete Piemonte – Storia regionale della vite e del vino riferendosi alle cantine del castello di Grinzane Cavour “… nell’inventario di inizio anno del 1847 si trovano in cantina sia il vino alla Staglieno sia il vino alla francese”.
Possiamo dire genericamente che intorno al 1830 – 1850 in alcune cantine si ottiene dalla vinificazione dell’uva un vino rosso diverso e particolare.

BAROLO:
LA NOVITA’

Se sino ad allora il vino Barolo in Langa era probabilmente ottenuto nella tipologia rosato e dolce, la nuova tendenza fu quella di produrre un vino diverso, secco, con più colore e soprattutto adatto ad un certo invecchiamento.
Gradualmente nasce il capostipite dell’attuale Barolo.

Ciò fu possibile in quanto si pigiava l’uva prima che iniziasse il processo fermentativo e di fatto tutto il processo della vinificazione era più controllato, in particolare le temperature, i tempi di lavoro e il momento della svinatura.

Ciò avvenne sicuramente nella prima metà dell’Ottocento, ma non si può dire altro, il periodo non è facilmente databile.
Inoltre molti storici confondono tra i “vini di Barolo” ovvero un vino prodotto nel comune di Barolo ottenuto con uvaggi diversi e il vino “Barolo” vero e proprio ovvero ottenuto con uve nebbiolo.

BAROLO:
LA GRANDE SFIDA

Camillo Benso, conte di Cavour e primo ministro di Vittorio Emanuele II, produsse Barolo tra il 1835-1855 nelle sue tenute a Grinzane Cavour, non lontano dalla città di Alba.

Qui lavorò l’enologo francese Oudart, che vinificò Barolo secondo una tecnica particolare che certamente influenzò la produzione successiva di questo vino.

Oudart insisteva nell’ottenere vini secchi ovvero che completassero la fermentazione e dava molta importanza ai travasi, in ciò andando controcorrente rispetto ai metodi dell’epoca.

Oggi il castello è sede dell’enoteca regionale Cavour, nulla è rimasto delle cantine situate tra l’altro nel “locale delle grazie” dietro il castello “con botti da 26 e 44 brente”.

Nel 1961 imponenti lavoro di restauro per la costituzione dell’enoteca regionale piemontese modificarono sensibilmente le strutture interne.

Le numerose cascine proprietà della famiglia Cavour sono tuttora in attività, la memoria orale dei vecchi viticoltori di Grinzane Cavour ricorda nei loro nomi “La Camilla”, “La Corte”, “La Borzone Grosso”, “La Gustava” alcuni personaggi dell’epoca cavouriana.

Detta cascine sono ben evidenziate in una mappa del 1700 conservata nel comune di Grinzane Cavour.

                                                                                                           Testi En. Lorenzo Tablino